Rally Alpe Della Luna MTB
La mia esperienza al Rally Alpe della Luna MTB
Un paio d’anni fa, appena terminata la gara, Michele Leonardi, il patron del Rally Alpe della Luna mi chiese “Come è andata? Dove possiamo migliorare? Ho bisogno di critiche!”. Gliene feci una soltanto, dovetti pensarci almeno tre giorni per scovarne una plausibile. L’anno seguente scoprii che aveva preso in considerazione quell’appunto e tra le varie categorie di partecipanti aveva aggiunto quella “mista”. Va detto che  il Rally Alpe della Luna è una gara che vive il suo perché nella condivisione di un’esperienza unica ed intensa e forse trova proprio nel gioco di squadra uomo donna, spesso tanto ostico, l’apoteosi del proprio fascino. Oltre alla mia critica deve aver dato ascolto a molte altre visto che ormai, alla quarta edizione consecutiva, la gara più chicchierata del centro Italia è cresciuta e maturata tra le sapienti mani di Leonardi e del suo pool di organizzatori, mettendo in primo piano qualità e divertimento. A quest’ultimo ci pensa l’appennino tosco-romagnolo e la mountain bike, un binomio che non può deludere. Viene da domandarsi se Gary Fischer come un moderno Newton abbia trovato tra queste colline la sua mela rivelatrice e godendo di luci ed ombre giocate tra questi sentieri di un verde che confonde la vista, si sia inventato le ruote grasse. Per quanto riguarda la qualità la sinfonia è molto diversa e meno semplice da suonare: è difficile pensare ad ogni minimo particolare e riuscirci sembra utopistico. Eppure già dal momento dell’iscrizione l’atleta si sente a casa propria. Un pacco gara che basta da solo come premio, e i due ristori durante la corsa, con acqua ed integratori freschi in addondanza, crostata e frutta gustosi. Pasta party attivo per ore ed ore, gelati e birra gratis. E il cocomero! Medicina per il biker di luglio. Questo significa qualità e molto altro ancora. Qualità implica essere in grado di gestire quasi quattrocento persone al via, duecento coppie di atleti e per ogni coppia cronometrare con precisione tempi di partenza ed arrivo di tre diverse tappe.
L’avventura di questa particolare gara a coppie, che ormai da quattro anni consecutivi anima Sansepolcro, inizia sopra la rampa, al foglio firma, con Michele a lato pronto a dare il via. I primi due atleti ad aprire le danze alle 8.30 di mattina godono dell’euforia del momento e dell’applauso di tutti. Poi la macchina perfettamente oleata prosegue col suo ritmo puntuale, scandito dal rumore delle assi di legno della rampa che si flettono sotto i copertoni degli atleti che guadagnano il punto di partenza della prima delle tre prove speciali. E’ un formicolio tutto particolare quello che si prova mentre le dita di chi ci indica il momento del via si chiudono in un pugno. Si guarda avanti e si guarda il compagno. Una volta tanto abbiamo qualcuno a cui rendere conto delle nostre gambe, qualcuno con cui condividere la fatica. Una fatica lunga 35km, che quest’anno i vincitori Serghei  Micailouwsky e Michele Ghiselli dell’Asd Mtb Durantini hanno concluso in un’ora e quarantasette minuti, replicando il successo della scorsa edizione. Chi ha avuto meno fretta è arrivato dopo quattro ore e mezza di gara. Sicuramente avrà avuto modo di godersi di più e con più calma le pendenze ripide e costanti della prima prova speciale “Acquitrina”, undici chilometri che si arrampicano inizialmente su di un sentiero battuto che a poco a poco ci allontana dalla città di Sansepolcro e ci catapulta in una realtà del tutto diversa, disegnata da castagni, faggi e carpini. Qui il sentiero è fitto di sassaie e radici, di atleti ai lati che preferiscono “andar del loro passo” come si dice in gergo, di chi aspetta fermo “la propria dolce metà ”. Ormai son quattro anni che si sente ripetere –La prima prova è la più importante, non bisogna strafare- e così il compagno ti avverte subito “mangiaci il pane”. E’ un vocabolario che trova spazio solo tra boschi, colline e montagne, ma che parla la lingua di chi ama pedalare e sfidare i propri limiti e trovare sempre modi nuovi per farlo. Altrimenti non si spiegherebbe come poi al traguardo la coppia di colleghi di lavoro dove uno non aspettava mai l’altro non si sia scannata vicendevolmente. Oppure di quel tandem tutto particolare incontrato all’inizio della seconda prova speciale “Spinella”. I due correvano veramente in fila indiana legati da una camera d’aria. Il secondo non ne aveva più e si faceva trainare legato al reggisella del compagno. Non parliamo poi di chi a tradimento si è fatto iscrivere dall’amico che come prima gara in assoluto gli ha consigliato questa. Bell’amico! E proprio a questo punto, affrontando i single track della seconda prova, possiamo dire di esser giunti al giro di boa. Siamo a metà gara, qui ci vuole manico, soprattutto durante questa edizione: il fondo sassoso di alcune discese ha risentito delle costanti piogge primaverili creando canali profondi scavati lungo il tracciato. Si passa poi il luogo del terrore di chi nei giorni precedenti ha avuto modo di allenarsi su queste vie: gregge di pecore con pastori maremmani al seguito. In questo frangente un lupo bianco alle calcagna avrebbe dato una sferzata alla fatica e fatto girare le ruote più veloci, ma poco male se ogni tanto i recinti vengono chiusi. Si giunge nel paesino arroccato di Montagna, ci si ferma in derapata perché il nome del luogo non è un caso e per fermarsi al tavolo dei cronometristi e consegnare il cartellino dei tempi bisogna tirare i freni. Poi dritti all’ennesimo ristoro. Una piccola festa paesana con le donnine affacciate alla terrazza che con un occhio controllano  l’arrosto nel forno e con l’altro scrutano i volti nascosti dai caschi: chissà cosa penseranno di questi uomini e donne sporchi e sudati che corrono contro il tempo. L’ultima prova speciale, di 11km,  “Rocchetta”,  è un continuo salire e scendere costeggiando la collina e ammesso che la lucidità ancora lo permetta, sarebbe utile ammirare il panorama: lascia a bocca spalancata. Lungo il costone la vegetazione si dirada e gli occhi hanno libertà totale. Quando ai lati del sentiero si staglia un enorme campo arato, dorato come il sole che lo riscalda, significa che la fatica è quasi al termine. Un’ultima discesa velocissima quanto tecnica ci catapulta al traguardo. L’ansia della gara è già alle spalle e mentre si pedala fianco a fianco verso il rendez vous definitivo sul palco di partenza, c’è spazio solo per qualche timido pronostico e la soddisfazione di aver preso parte ad un’esperienza totalizzante. Michele Leonardi è in cima alla rampa che aspetta. Gli consegnamo il cartellino dei tempi e come ogni anno domanda se è andato tutto bene. Sarà dura trovare una critica questa volta. Durante il pranzo c’è poi tutto un turbinio di misurazioni e calcoli, questione di tempi, tutta un’ansia da prestazione molto maschile. Ma la gara è gara e ovviamente appena escono le classifiche ai tavoli restano solo briciole di pane, qualche bottiglia vuota e il dispiacere che anche questa edizione sia finita. L’auto è piena di tutto, bicicletta e premi di ogni sorta. La paletta dalla polizia mi dà l’alt proprio mentre passo in rassegna il bottino. Tra la confusione e la stanchezza invece della patente porgo all’ufficiale il tesserino. Poi mi domanda dove sia stata. Al Rally del Leonardi dico io. Cerco di spiegarglielo ma è complicato e nessuno dovrebbe accontentarsi di ascoltare quelli che ci sono stati. Bisognerebbe vederlo da dentro per capire davvero di cosa si tratti.
Michele Leonardi, 15/09/2010 17:09:11
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